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Bibliotecari e informatici a confronto

Un dialogo a lungo mancato, non solo in Italia, quello fra informatici e bibliotecari. Un convegno tenta di rispondere a questo vuoto.

Le dimensioni dell’informazione: Attualità della classificazione a faccette fra biblioteconomia e web. Questo il titolo del convegno svoltosi sabato 12 giugno 2004 a Torino, presso la Biblioteca civica Geisser. Incontro, che — già nella scelta del luogo — intendeva riallacciarsi alla tavola rotonda del 20 gennaio 2001 dal titolo Quali spazi per le classificazioni? In quello storico incontro, personaggi di primo piano della biblioteconomia italiana discussero dell’importanza della classificazione negli ambienti digitali.

Ma gli informatici dov’erano?

People have struggled with the difficulties of information organization for centuries. The field of librarianship has been largely devoted to the task of organizing and providing access to information. So why all the fuss now? […] As we struggle to meet these challenges, we unknowingly adopt the language of librarians
(Rosenfeld – Morville, Information Architecture for the World Wide Web: Designing Large-Scale Web Sites, p.52).

Nonostante l’indubbio valore di queste parole (scritte da bibliotecari – così, anzitutto, si definiscono Rosenfeld e Morville) il dialogo fra biblioteconomia e informatica continua ad essere ancora molto labile. Complici forse pregiudizi, da entrambe le parti.

Il nuovo convegno e la tavola rotonda del 2001

Il convegno recente, ha tentato di riprendere il disorso del 2001. E questa volta erano presenti, a vario titolo, anche attori del mondo dell’informatica.
Un segno, importante, di un cambiamento in atto, di un dialogo che ci auguriamo prosegua.

In attesa della pubblicazione degli atti del seminario, mi pare essenziale riproporre alcuni estratti degli interventi della tavola rotonda del 2001. Nonostante siano trascorsi tre anni, tali interventi manifestano una attualità che può apparire sconcertante (tre anni per il web sono una generazione). Segno evidente che, contrariamente alla mutevolezza delle tecnologie, i concetti inerenti l’organizzazione dell’informazione mantengono una longevità secolare e una attualità inattacabile dal tempo.

Ecco perché è così importante che, quando si parla di organizzazione delle informazioni (nei sistemi aziendali, nei siti di e-Governement e così via), prima ancora che sulla tecnologia, la discussione si svolga anzitutto sul terreno della classificazione delle informazioni stesse.

Carlo Revelli

L’uso della classificazione per collocare instaura fra documenti e classi un rapporto 1:1, in quanto ciascun documento può stare fisicamente soltanto in un posto; quest’ultima costrizione non è invece presente nel catalogo, per il fatto che per uno stesso documento può essere creato più di un accesso. Altra differenziazione fra i due usi è la possibilità, nelle collocazioni, di tagliare la coda della notazione quando risulti opportuno (ad esempio per semplificare la segnatura): nel catalogo sarà possibile specificare invece un numero maggiore di cifre.

Questa possibilità di creare più di un accesso a uno stesso documento è un aspetto strategico, su cui insistono da tempo sia l’usabilità sia l’architettura dell’informazione. Questo permette di soddisfare diverse strategie di ricerca contemporaneamente, vale a dire, diversi tipi di pubblico e diversi obiettivi. A questo riguardo, la biblioteconomia ci mette a disposizione strumenti raffinatissimi, che oltre ad assicurare una rigorosa organizzazione all’informazione permette di renderla ubiqua, pluralmente accessibile. Eugenio Gatto, entra proprio nel merito di questi strumenti e dei loro vantaggi

Eugenio Gatto

Nonostante le macchine informatiche siano state costruite proprio con il compito di trattare linguaggi, nel caso dei linguaggi classificatori attualmente esse non sono affatto ben sfruttate. Le notazioni di classe, essendo uno standard indipendente dalla lingua, offrirebbero soluzioni ai problemi di differenze lessicali, che inevitabilmente sono presenti negli altri tipi di linguaggi di indicizzazione.

Particolari vantaggi sarebbero offerti a questo proposito dalle classificazioni dette a faccette, espressione che potrebbe essere anche tradotta con “classificazioni multigerarchiche” o “multidimensionali“. La classificazione potrebbe essere impiegata come linguaggio comune di ordinamento ad esempio nei metaopac, dove le informazioni bibliografiche sono presentate in molte forme diverse; lo schema cui sarebbe più pratico riferirsi, in quanto il più “parlato”, è la DDC, ma nulla vieta di integrare negli opac più di una classificazione alla volta – ad esempio edizioni diverse della DDC, fornendone l’equivalenza.

Gli strumenti, dunque, ci sono. Il dialogo fra informatici e bibliotecari è necessario per applicarli nel migliore dei modi.

Gli atti del convegno: Le dimensioni dell’informazione: Attualità della classificazione a faccette tra biblioteconomia e Web