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Schemi generali e schemi speciali nella classificazione a faccette

Ranganathan, prima, e il Classification Research Group, poi, individuarono un schema di categorie fondamentali attraverso il quale derivare ogni altro sistema a faccette.

In un precedente articolo ho parlato del problema dell’analisi a faccette, cioè dei criteri per scomporre in faccette un item da classificare. Si è tornato a discuterne nella Faceted Classification Discussion List in merito al rapporto fra schemi generali e schemi speciali per la classificazione a faccette.

Per l’analisi a faccette, infatti, si possono seguire schemi già precostituiti (detti appunto schemi generali) o si può procedere in modo libero (schemi speciali in deroga a quelli generali).

Lo schema di Ranganathan prevede 5 categorie fondamentali:

  • personalità (l’oggetto centrale di un discorso)
  • materia (i componenti e le proprietà dell’oggetto)
  • energia (le caratteristiche dinamiche dei processi che lo interessano)
  • spazio (i suoi elementi geografici o spaziali)
  • tempo (le sue fasi cronologiche).

Successivamente il Classification Research Group affinò tale paradigma individuando uno schema a 13 categorie.

A questo proposito, Travis Wilson scrive (giovedi 13 marzo ’03):

The idea of a set of general facets as a “framework for facets typical of each discipline” simply limits the number of disciplines that can use FC (to those that fit within the framework). […] I don’t think that kind of limitation is appropriate for faceted classification in general, and I hope we don’t impose it.

Ma Aida Slavic precisa (lunedi 17 marzo ’03):

13 faceted general categories we talk about is a methodology, or even, empty boxes you can put your schema in, while working on your vocabulary bottom-up. You should not be driven by it but rather supported by it. And you may need this if your stakeholders vocabulary is so big that you can’t handle it as you can handle simple one like wine boxes. You can think of general categories as a classificationist’s tool, mind map, but this should not affect the purpose of your vocabulary. […] I think the point here is that CRG believes that everything you can say about concept of wine (i.e. that what your stakeholders need to be said) can be generally classified as entities, their kinds, their parts, properties, or processes, or agents, products, place or time. Your question whether this should or should not be done depends on what do you want to do with it i.e. what kind of functionality you want to provide in indexing and retrieval: automation of indexing, type of linear display, post-coordinated searching, building new compound concepts etc.

Aida sostiene insomma che i paradigmi generali elaborati da Ranganathan e dal CRG debbano essere visti come guide o infrastrutture di base per la costruzione di sistemi a faccette, di qualunque tipo essi siano. Proprio in virtù della loro palese generalità (quella che alcuni vedono come un difetto) essi possono adattarsi ad ogni situazione più specifica. Ciò non toglie che poi, una volta costruita l’impalcatura, il sistema possa essere adeguato ai bisogni specifici, in funzione del contesto semantico, degli obiettivi e del target:

  • scartando alcune faccette del sistema generale
  • dando maggiore rilevanza ad alcune rispetto ad altre
  • scegliendo un vocabolario più appropriato per etichettarle.

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