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Testare le parole: test con utenti per call to action, menu, testi

I metodi per testare con le persone gli elementi testuali di un’interfaccia: call to action, menu, testi. Da soli, all’interno di prototipi a bassa fedeltà, all’interno di prototipi ad alta fedeltà o dell’ambiente reale. In tutti i casi l’obiettivo è sondare il potere evocativo e predittivo delle parole.

Quando le parole riescono a evocare in modo vivido profumi, colori e persino paesaggi, allora avviene il miracolo. Così scrive Carlo Petrini nell’introduzione a Il salto dell’acciuga di Nico Orengo. Ciò vale anche per le parole che abitano le interfacce: la parola è sempre parola, ovunque sia collocata. E funziona nella misura in cui riesce a essere evocativa e precisa.

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Possiamo testare le parole a vari livelli:

  • nude – solo testo, senza altro
  • all’interno di prototipi a bassa fedeltà
  • all’interno di prototipi ad alta fedeltà; o all’interno dell’ambiente reale nel caso di progetti già esistenti.

Per un approfondimento su questi aspetti, rimando all’articolo di Colleen Jones, Testing Content Concepts.

Testare call to action e voci di menu

Tree testing

Il tree testing è un test orientato alla trovabilità, ma serve anche per valutare la comprensibilità delle etichette di un menu. In tal caso, studieremo i compiti per il test con l’obiettivo di sondare la predittività delle etichette e la comprensibilità delle differenze fra le varie voci di menu.

Test di usabilità mirati

Anche i classici test di usabilità con utenti possono essere concepiti per valutare la componente linguistica dell’interfaccia, oltre che la sua usabilità più generale. Per i test in presenza consiglio il modello di test semplificato messo a punto da Steve Krug: test veloci con pochi utenti alla volta da ripetere in più round. Per eseguirli, creiamo compiti capaci di intercettare le parole che ci interessa testare.

Ad esempio:

Vuoi creare una wishlist (lista di prodotti da acquistare) che abbia queste caratteristiche: i prodotti, una volta acquistati, devono continuare a comparire nella lista. Come fai?

Lista desideri di Amazon business

Compiti tipici che vanno in questa direzione sono:

  1. “Cosa ti aspetti che accada selezionando X?” Oppure, come nell’esempio sopra, possiamo rovesciare la domanda e chiedere di svolgere il compito che comporta l’uso della particolare call to action che vogliamo testare.
  2. il cosiddetto “test del portabagagli” di Krug; mostriamo al partecipante una landing page aperta al momento e gli chiediamo velocemente di dirci dove si trova, cosa può fare nella pagina, e come può svolgere uno o più compiti specifici.

Una variante della tecnica n. 2 prevede l’impiego di un wireframe a bassa fedeltà parzialmente “mascherato”, cioè con alcune etichette e immagini rimpiazzati da placeholder (lorem ipsum e rettangoli), così da testare quanto certe parole, private della componente grafica o del contesto, siano comprensibili. Nell’esempio sopra potremmo così “oscurare” parzialmente o del tutto i testi descrittivi sotto Lista ordini frequenti o Lista acquisti.

Testare contenuti estesi

Per testare messaggi brevi, modali, feedback ecc.; o testi lunghi, articoli, post, schede prodotto ecc., abbiamo a disposizione questi metodi.

Indici di leggibilità

Gli indici di leggibilità sono strumenti che misurano la facilità di lettura e il grado di comprensibilità di un testo secondo criteri standard. Per la lingua italiana esiste un indice specifico, l’indice Gulpease. I principali software di scrittura e diversi plugin per CMS permettono di valutare in automatico la leggibilità secondo quest’indice. Per l’inglese, il più diffuso è l’indice di Flesch.

Tuttavia, come tutti gli strumenti automatici di verifica, gli indici di leggibilità vanno presi con le molle. Un articolo di Caroline Jarrett e Janice Redish apparso su UX Matters sintetizza chiaramente i limiti di questo approccio: Readability Formulas: 7 Reasons to Avoid Them and What to Do Instead.

Cloze test o arte della cancellatura

Arte della cancellatura è il titolo con cui ho ribattezzato all’italiana il cloze test, in omaggio a Emilio Isgrò che ha fatto della cancellatura la sua cifra stilistica. Il test consiste nel rimuovere alcune porzioni di un testo e chiedere al partecipante di colmare gli elementi mancanti. Si valuta così la capacità del testo di mantenere integro il suo significato anche omettendone alcune parti – principio di complementarietà di positivo e negativo nella Gestalt.

Emilio Isgrò

Emilio Isgrò alle prese con le sue cancellature (fonte: Wikipedia).

Test dell’evidenziatore (highlighter testing)

Ho invece qualche perplessità sul metodo dell’evidenziatore o highlighter testing. Che consiste nel chiedere ai partecipanti di valutare il grado di comprensibilità di un testo evidenziando le parole con diversi colori; ad es. rosso per parti del tutto incomprensibili; giallo per parti dubbie e così via. Questo metodo comporta un’autovalutazione, che è sempre “pericolosa” in quanto va incontro a possibili bias cognitivi.

Strumenti generali

In tutto questo, sono nostri amici:

  1. dizionari dei sinonimi
  2. dizionari analogici
  3. lessici di frequenza
  4. thesauri.

Per approfondire

 

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PS. La mia formazione è linguistico-letteraria: ho letto e leggo molta narrativa e moltissima poesia. Ma il concetto della parola come finestra per i sensi mi è stata veramente chiara solo dopo aver “frequentato” Luisa Carrada.

Nico Orengo - Il salto dell'acciuga

La pagina di Tuttolibri dedicata a Nico Orengo (Tuttolibri, 11 maggio 2019).