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Il principio del minimo sforzo

L’interazione delle persone con l’informazione tende all’inerzia. Non è una questione di pigrizia, ma la conseguenza di un principio di funzionamento del nostro cervello: il principio del minimo sforzo (least effort principle).

Le persone possono apparirci spesso molto pigre o illogiche quando le osserviamo interagire con un sito web, un software o un servizio. Alcuni esempi di questa tendenza sono riportati da Kara Pernice (Nielsen Norman Group) nell’alertbox Why Designers Think Users Are Lazy: 3 Human Behaviors. Paradigmatici quelli di device inertia e momentum beahvior.

Device inertia

La device inertia è la tendenza di una persona a non cambiare il dispositivo che sta utilizzando (ad es. lo smartphone) anche se ne ha a portata di mano uno migliore (tablet, laptop o pc desktop), che permetterebbe cioè di portare a termine con maggiore facilità l’obiettivo che sta perseguendo. “Device inertia occurs when multiple devices are accessible to the user, but he continues to use the device with which he is currently working, even if a different device is potentially much better suited for the task at hand”.

Momentum behavior

Il momentum behavior è invece la tendenza a perpetuare un comportamento (ad es. i passi necessari per portare a termine un compito) anche quando vi siano procedimenti più rapidi o più facili per raggiungere il medesimo obiettivo. Anche in questo caso è in gioco una tendenza all’inerzia che porta a mantenere inalterato un comportamento anche quando scomodo o poco produttivo rispetto ad altre alternative disponibili. “Momentum behavior occurs when people look at but do not choose an option that could help them because they have already selected a course and are sticking to it. Even within moments, users can become loyal to the route they have chosen and oblivious to other interface elements”.

Principio del minimo sforzo

L’autrice invoca come spiegazione il rapporto costo/beneficio: il cambiamento di comportamento è percepito come un costo troppo alto se paragonato ai benefici che ne deriverebbero. In realtà, queste tendenze sono riconducibili al principio del minimo sforzo. Un principio cognitivo fondamentale che regola il nostro comportamento non solo nell’ambito della human-computer interaction ma in numerose sfere del nostro agire quotidiano. Il principio fu formulato per la prima volta da Zipf nel 1949, nell’ambito delle scienze del linguaggio; in seguito è stato esteso alla human-computer interaction e alla ricerca dell’informazione (information seeking behaviour).

Il principio del minimo sforzo predice che una persona alla ricerca di un’informazione minimizzerà lo sforzo per ottenerla anche se questo significa accettare un’informazione di minore qualità. In pratica, questo vuol dire che le persone tendono a usare le strategie di ricerca a minor costo cognitivo (quelle passive o che richiedono minore consapevolezza circa l’item ricercato), rispetto a quelle a maggior costo cognitivo (quelle attive o che necessitano maggiore consapevolezza circa l’item ricercato).

La sua applicazione alle strategie di ricerca dell’informazione è approfondito da Marcia Bates nel suo famoso saggio Toward an integrated model of information seeking and searching (qui una sintesi in italiano).

Per approfondire