Home > Blog > Sul web come uomini delle caverne? Dalla raccolta delle bacche alla navigazione

Sul web come uomini delle caverne? Dalla raccolta delle bacche alla navigazione

Le strategie che usiamo per la ricerca dell’informazione sono le stesse che i nostri antenati del paleolitico superiore utilizzavano per la ricerca del cibo. L’area antica del nostro cervello preposta alla ricerca del cibo è stata in seguito adattata alla ricerca dell’informazione. Questo ha importanti ricadute sul modo in cui dovremmo progettare.

Questa storia comincia con un’affabile signora coi capelli bianchi. Professore emerito all’Università della California, da decenni svolge ricerca su un tema sconosciuto ai più fino all’avvento del web: la modalità con cui cerchiamo informazioni nella vita quotidiana (information seeking behavior). Questa disciplina è venuta alla ribalta col web e col problema del sovraccarico informativo: comprendere le modalità con cui cerchiamo le informazioni è strategico per progettare interfacce di navigazione a misura d’uomo.

Personalmente non conoscevo questo campo di studio fin quando non mi sono imbattuto nella prima edizione libro di Rosenfeld e Morville, Information Architecture. Scoprendo un vero e proprio mondo. E innamorandomi di Marcia Bates – l’affabile signora coi capelli bianchi regina degli studi sull’information seeking! Che contrariamente a molti accademici italiani non insegna cose che non ha mai praticato sul campo, e non è neppure una “produttrice di carta” (da noi il valore di un docente si misura spesso a peso). I suoi lavori più importanti sono articoli di poche pagine, chiari, accessibili anche ai non addetti. Sono suoi la teoria della raccolta delle bacche (berrypicking), il modello integrato di information seeking e searching, il principio del minimo sforzo applicato alla ricerca dell’informazione. Di tutto ciò e delle sue conseguenze sul design parlerò tra poco; prima dobbiamo fare un salto indietro, ai nostri antenati del paleolitico.

Ricerca del cibo e ricerca dell’informazione. L’uomo del paleolitico e l’uomo postdigitale

Marcia Bates ci spiega che le strategie che usiamo per la ricerca dell’informazione sono le stesse che i nostri antenati del paleolitico superiore utilizzavano per la ricerca del cibo. Queste strategie appartengono all’area antica del nostro cervello, quella preposta alla ricerca del cibo, la quale è stata poi adattata alla ricerca dell’informazione. Effettivamente, oggi il cibo che dobbiamo procurarci è l’informazione, perché viviamo in una società la cui economia è basata sull’informazione. Non siamo soltanto una società dell’informazione, ma una società informazione-dipendente.

Dai 12mila ai 15mila anni fa, il modello prevalente era quello del cacciatore-raccoglitore. L’uomo si era dotato di linguaggio da circa 10mila anni, e non possedeva ancora la scrittura. E spendeva la maggior parte del giorno cacciando animali o raccogliendo frutta e radici, così come aveva fatto per millenni. Durante le battute di caccia, i nostri antenati si guardavano intorno cercando indizi della presenza di animali o piante (arbusti, impronte, ecc.). Attraverso questi indizi si lasciavano guidare verso l’obiettivo, cambiando spesso strada in base a quanto gli indizi rivelavano, “accontentandosi” in qualche modo di quello che trovavano. Così, nella maggioranza dei casi, ci comportiamo ancora oggi nella raccolta dell’informazione.

Questo modo di cercare il cibo-informazione, o meglio di imbattersi in esso, è molto diverso da quello a cui ci ha abituati Google. Nel primo caso seguiamo delle tracce – il cosiddetto profumo dell’informazione – affinando via via la nostra ricerca; nel secondo dobbiamo specificare da subito un obiettivo preciso ed esprimerlo a parole. È vero che Google e il web si sono evoluti cercando di venire incontro anche a questa strategia – attraverso i suggerimenti, le ricerche correlate ecc.; tuttavia resta il fatto che questi ambienti non sono quelli più favorevoli a questo tipo di information seeking.

Raccolta delle bacche

Marcia Bates ha battezzato questa strategia berrypicking, raccolta delle bacche. -berry è il suffissoide inglese che designa vari tipi di frutti di bosco e di bacche – blackberry, strawberry ecc. Chiunque sia stato nei boschi a cercare questo tipo di bacche sa che queste non crescono a mazzi, ma sono sparse qua e là, e per raccoglierle dobbiamo spostarci di continuo.

Il ricorso alla raccolta delle bacche per definire il nostro modello prevalente di ricerca dell’informazione non è una metafora. Serve invece a indicare che questo modello discende direttamente dalle strategie usate dall’uomo primitivo per la ricerca del cibo.

Quando cerchiamo qualcosa, molto spesso non siamo in grado di specificare cosa stiamo cercando. O perché non abbiamo le idee sufficientemente chiare, o perché non riusciamo a formulare a parole il nostro bisogno; non sappiamo come chiamare o come descrivere ciò che vogliamo. Questo fa sì che le nostre ricerche procedano il più delle volte in modo non lineare, attraverso passi falsi, salti all’indietro, progressivi aggiustamenti di tiro. Ecco perché questa modalità di information seeking è chiamata anche ricerca evolutiva.

raccolta delle bacche - berrypicking
Modello “berrypicking” di ricerca dell’informazione (rielaborazione di Peter Morville).

Marcia Bates cita diverse varianti del berrypicking:

  • running across – imbattersi nelle informazioni desiderate in modo casuale, con serendipità
  • noodling around – esaminare in modo casuale del materiale informativo senza un preciso obiettivo
  • monitoring – monitorare, seguire fonti informative scoperte in precedenza e considerate rilevanti.

Queste varie tecniche si inquadrano in un modello più generale che definisce quattro strategie fondamentali di information seeking.

Principio del minimo sforzo

Questi modelli comportamentali si sono sviluppati nell’arco di millenni: quelli improduttivi sono stati scartati, mentre quelli efficaci sono stati mantenuti e raffinati. Ma gli studi di information seeking behavior ci spiegano che tutte le strategie sono improntate al principio del minimo sforzo. Nella ricerca dell’informazione tendiamo a utilizzare le strategie che richiedono minor sforzo cognitivo; solo se queste falliscono o se il nostro obiettivo è particolarmente rilevante passiamo alle strategie che richiedono maggior sforzo. Al punto che spesso accettiamo anche contenuti di minore qualità o affidabilità pur di non ricorrere a strategie di ricerca che comportano sforzi, tempi o competenze maggiori.

Ciò non è frutto di pigrizia, ma di una naturale propensione del nostro cervello abituato dal paleolitico ad acquisire la maggioranza delle sue conoscenze attraverso la relazione con i propri pari e con l’ambiente. Vale a dire attraverso l’assorbimento involontario: sono le informazioni a venire verso di noi anziché il contrario.

Nella società contemporanea, la ricerca dell’informazione è ulteriormente complicata da un altro fattore: negli ultimi duecento anni l’informazione disponibile è cresciuta a tal punto da richiedere lo sviluppo di strumenti sofisticati e complessi per l’accesso ad essa. Così, le persone assuefatte a forme passive di apprendimento non soltanto devono mutare strategia, evolvendo verso forme di ricerca attiva dell’informazione, ma devono anche acquisire competenze specifiche.

Il problema delle interfacce attuali

Le interfacce attuali non vanno incontro alla raccolta delle bacche né al principio del minimo sforzo. Non sono fatte per il browsing ma per lo scanning-skimming. Sono concepite più per vendere che per ricercare informazioni – sostiene Marcia Bates.

Anche Jef Raskin, il papà dell’interfaccia Mac, considerava superati i sistemi operativi attuali basati sulla metafora della scrivania, e aveva elaborato sistemi alternativi. In effetti sono in molti a sostenere che nell’evoluzione del web abbiamo assistito a una sorta di paradosso: nato essenzialmente come strumento per condividere e manipolare contenuti, oggi il web ha come abbandonato questa vocazione iniziale.

Alternative più inclini al berrypicking sono invece:

Tuttavia, solo alcune di queste soluzioni sono uscite dall’ambito della sperimentazione pura diffondendosi nel mercato.

Elastic Search
Elastic Search, motore di ricerca a faccette.

Per approfondire

Marcia Bates ha ripercorso questi temi nell’intervento all’Information Architecture Summit 2018.