La legge di Hick. Come l’architettura dell’informazione influenza la scelta

Per la legge di Hick il tempo necessario a fare una scelta è influenzato non solo dal numero delle alternative possibili, ma anche dal modo in cui queste sono organizzate. Con importanti ricadute per il design di menu, risultati di ricerca e liste in genere.

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Stress da scelta

In un mercato dominato dal modello della coda lunga, con un aumento crescente della varietà di prodotti e informazioni disponibili, ci troviamo costantemente a scegliere fra un numero elevato di opzioni, non solo nel web ma anche nel mondo fisico. Se da una parte questa disponibilità è una ricchezza a cui difficilmente rinunceremmo, è anche vero che l’eccesso di scelta rischia di tramutarsi in non-scelta. Vittime di un vero e proprio stress da scelta, spesso scegliamo di non scegliere. “È evidente che le persone acquistano oggi molto di più ma trovano in questo meno piacere” – scrive Barry Schwartz nel suo libro The paradox of choice.

Ma lo stress da scelta dipende soltanto dal numero delle scelte?

La legge di Hick

Il tempo e lo stress da scelta dipendono non soltanto dal numero delle scelte, ma anche dal criterio secondo cui queste sono presentate.

La legge di Hick descrive la relazione fra il tempo necessario a compiere una scelta, il numero di alternative disponibili, e altre variabili. Formulata negli anni Cinquanta, la legge ha avuto fortune alterne nell’ambito della human-computer interaction, a causa soprattutto della sua controversa applicazione ai menu. Alcuni studi recenti ne hanno fornito una comprensione più chiara e l’hanno rivalutata.

Anzitutto, la legge ci dice che la relazione fra il tempo necessario a compiere una scelta e il numero delle opzioni non è lineare: vale a dire che fra queste due grandezze non c’è una proporzionalità diretta. Inizialmente, all’aumentare delle opzioni c’è anche un aumento del tempo, ma non proporzionale; in seguito, l’aumento del tempo diventa esiguo e tende a stabilizzarsi. Oltre al numero delle opzioni, il tempo è sensibile ad altre variabili: il criterio secondo cui le opzioni sono presentate; e il grado di abitudine (la nostra familiarità col sistema).

La formula della legge di Hick: T = a + b log2 (n + 1)
T indica il tempo necessario a fare una scelta; n il numero delle scelte possibili; a il criterio secondo cui le scelte sono presentate; b il grado di abitudine.
La legge di Hick è una funzione logartimica
Secondo la legge di Hick, il rapporto fra il tempo necessario a fare una scelta e il numero delle opzioni disponibili è non-lineare: non vi è cioè una proporzionalità diretta.

Se le scelte sono presentate secondo un ordine significativo per l’utente, allora il tempo diminuisce. Per ordine significativo si intende un criterio di ordinamento delle scelte che sia utile allo scopo dell’utente. Se ad esempio cerco un vino che si abbini a una certa ricetta, o che abbia certe caratteristiche organolettiche, avere una lista dei vini organizzata per provenienza non mi aiuta: quel criterio non è significativo per me.

Il nostro cervello lavora al risparmio. Al momento di effettuare una scelta, non considera una per una ogni singola alternativa, ma tende a raggrupparle in categorie (clustering), concentrandosi solo sul segmento di proprio interesse, e scartando progressivamente gli altri. Questo processo è possibile solo se le alternative seguono un ordine riconoscibile e utile allo scopo. Viceversa, siamo costretti a scorrerle una ad una, con un aumento del tempo di scelta.

Case study

Il menu di uscita da Windows e altri sistemi operativi

Coerenza e…

L’ordinamento degli elementi di una lista o di una tassonomia è un tema cruciale studiato da molte discipline. Fra queste, ovviamente, anche le scienze bibliotecarie e dell’informazione, uno dei saperi alla base dell’architettura dell’informazione. Un concetto chiave delle scienze dell’informazione e dell’architettura dell’informazione è quello di coerenza. Quando si suddivide un insieme di oggetti in classi, si dovrebbe utilizzare un unico criterio alla volta, evitando di mescolarne più d’uno. Se ad esempio dobbiamo classificare dei vini, potremmo decidere di suddividerli anzitutto per colore; una volta effettuata questa prima divisione, potremmo suddividere ulteriormente ciascuna delle classi ottenute (bianchi, rossi, rosati) utilizzando la provenienza geografica; e così via. L’importante è che ad ogni livello della classificazione il criterio impiegato sia unico.

La coerenza favorisce la scelta, perché fa sì che gli elementi di una lista o di una tassonomia si succedano secondo un criterio omogeneo, quindi riconoscibile, rendendo possibile di conseguenza quel processo di clustering o scrematura evidenziato dalla legge di Hick. Se il criterio applicato in ogni ramo della tassonomia è coerente, il nostro cervello riesce a “guardare avanti”, comprende cosa viene prima e cosa dopo, e riesce quindi a concentrare il fuoco dell’attenzione solo sul segmento di proprio interesse, scartando le altre opzioni.

La coerenza di una classificazione facilita la scelta.

salienza

Tuttavia, quando abbiamo a che fare con cataloghi complessi o vasti domini del sapere, l’impiego rigoroso di un unico criterio di divisione alla volta è spesso utopico. Perfino gli schemi di classificazione standard usati nelle biblioteche introducono a qualche livello un certo grado di incoerenza. Infatti ogni classificazione ha sì la funzione di fornire un’organizzazione il più possibile rigorosa di un certo dominio della conoscenza, ma ha soprattutto finalità pratiche, serve per aiutare gruppi più o meno specifici di persone a trovare informazioni, documenti, oggetti.

Inoltre, nessuna classificazione può essere progettata o valutata in astratto, sulla base di presunti criteri oggettivi distaccati dalla realtà, ma va invece sempre commisurata al contesto concreto per cui è concepita: cioè gli obiettivi della classificazione stessa, il pubblico a cui è destinata, l’ambito socio-culturale che fa da cornice. Ogni sistema di classificazione ha finalità pratiche: organizzare l’informazione per facilitarne la gestione, il ritrovamento, lo scambio; la scelta del o dei criteri da adottare, quali portare in evidenza e quali lasciare in secondo piano dev’essere anzitutto funzionale allo scopo della classificazione.

Alla luce di queste considerazioni, il concetto di coerenza lascia il posto a quello di salienza.

La salienza è la capacità di una classificazione di rispondere agli obiettivi per cui è stata concepita.

Consiste nel portare in primo piano le proprietà pertinenti – cioè utili allo scopo – di una collezione di item, relegando sullo sfondo quelle non pertinenti. La salienza varia al variare degli obiettivi e delle persone: non può quindi essere stabilita o misurata a priori ma solo in relazione al contesto. Per determinare le proprietà salienti di un sistema occorre in definitiva fare ricerca con le persone.

Linee guida pratiche

Ecco alcune linee guida operative che possiamo derivare dalla legge di Hick e dalla salienza.

  1. Organizzare gli item di una collezione (menu, risultati di una ricerca ecc.) in modo saliente riduce il tempo di scelta
  2. strutture larghe e poco profonde sono preferibili a strutture strette e profonde, ma se e solo se è rispettata la salienza (è una conseguenza della legge di Hick).
Legge di Hick e il design dei menu
Per la legge di Hick, scegliere 1 volta da un menu di 8 voci su un unico livello richiede meno tempo che scegliere 2 volte da un menu di 4 voci su 2 livelli. Ma se e solo se le scelte sono presentate secondo un ordine significativo (salienza).

E se l’intrinseca complessità delle opzioni o vincoli di altri tipo non permettono di organizzare le scelte secondo un ordine significativo? Tre strategie.

  1. scomponi – disponi gli item su più livelli; ciò permette di creare raggruppamenti più coerenti/salienti al loro interno, e ripristinare le condizioni per quel processo di scomposizione delle scelte presupposto dalla legge di Hick
  2. personalizza – mostra solo una parte dell’intera collezione, in base alla popolarità, all’ultimo utilizzo ecc.
  3. diffondi il profumo dell’informazione – mostra un’anteprima degli item contenuti all’interno di un raggruppamento (ad es. quelli più rappresentativi o popolari); questo accelera la scelta.

Per approfondire

How to design interfaces for choice: Hick-Hyman law and classification for information architecture