“Madamina, il catalogo è questo”. Come organizzare menu, indici e liste in genere

Menu di navigazione, directory, risultati di ricerca: il web pullula di liste, e così la nostra vita quotidiana. Il modo in cui ordiniamo gli elementi di queste liste definisce una visione del mondo, aiuta le persone a orientarsi e a muoversi. Ecco alcune linee guida pratiche per l'ordinamento conveniente.

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Pietro Bellini, Flickr.

Indice

Perché una mostra sulla fortuna di Dante comincia con Dante nei fumetti? Perché alcune persone dispongono i propri libri per colore? Il modo in cui organizziamo gli oggetti di una lista riflette una visione del mondo, anche se in piccolo. E ciò vale anche per quelle liste che pullulano nel digitale: menu di navigazione, indici, risultati di ricerca e così via.

Queste liste dovrebbero essere ordinate secondo un criterio di pertinenza, un criterio cioè intelligibile e conveniente per l’utilizzatore. Molto spesso invece gli elementi sono ordinati alfabeticamente: è il metodo apparentemente più oggettivo, sicuramente quello più facile per il computer, ma quasi mai quello più utile per le persone. L’architetta dell’informazione Ginevra Tomei racconta l’effetto di disorientamento provocato da un menu della pizza organizzato alfabeticamente.

Helpful sequence: l’ordinamento conveniente

Ranganathan, il papà della classificazione a faccette, si è interessato a fondo al tema dell’ordinamento, introducendo il concetto di helpful sequence, la successione conveniente dei concetti. Per Ranganathan, individuare una successione conveniente è la prima forma di knowledge organization: stabilire o modificare l’ordine di una collezione vuol dire modificare le relazioni dei suoi elementi; e la relazione è significato.

“Conveniente” significa utile alla scopo e al pubblico: la successione migliore dipende quindi da ciò che vogliamo ottenere. Di conseguenza, non esistono forme di organizzazione neutre, e neppure criteri validi universalmente. L’organizzazione è sempre legata al contesto: agli obiettivi, al tipo di contenuti, al pubblico; ma anche alla cultura, allo spazio, al tempo.

Qualche “regola” pratica

Ciononostante, Ranganathan ha individuato alcune linee-guida generali per la helpful sequence, a cui rifarsi al di là della specificità di ogni progetto:

  1. successione nel tempo (cronologia)
  2. evoluzione
  3. contiguità spaziale
  4. misura quantitativa
  5. complessità
  6. successione canonica
  7. garanzia bibliografica
  8. sequenza alfabetica.

Complessità indica una successione dal semplice al complesso. La successione canonica indica una successione secondo un ordine standard o convenzionale; nei software ad esempio le voci di menu sono File, Modifica ecc. (con qualche differenza in base al sistema operativo). La garanzia bibliografica suggerisce di anteporre le classi più rappresentate (cioè quelle che contengono un maggior numero di elementi). L’ordinamento alfabetico compare per ultimo per indicare che esso andrebbe usato solo se nessuno degli altri principi è applicabile. Si tratta ovviamente di linee guida, non di dogmi, di una traccia da usare con buon senso.

I criteri 1-7 sono più funzionali al browsing, cioè a una ricerca-navigazione di tipo esplorativo; mentre il criterio 8 è più funzionale al searching, cioè alla ricerca-navigazione mirata. Si tratta di due strategie di ricerca dell’informazione complementari fra loro; ricordiamoci tuttavia che il searching è la strategia che richiede maggior sforzo cognitivo, e per questo è tendenzialmente quella meno usata. Dunque, se l’ordine alfabetico è sconsigliabile come criterio principale univoco, è invece spesso utile come criterio complementare (è il caso del Vietnam Veterans Memorial descritto più avanti).

Claudio Gnoli, L’arte dimenticata dell’ordinamento. Perché non tutto deve andare dalla A alla Z

La regola del “buon vicino”

La regola aurea rimane quella del buon vicino, formulata e applicata da Aby Warburg, secondo cui nella biblioteca perfetta, quando si cerca un certo libro, si finisce per prendere quello che gli sta accanto e che si rivelerà essere ancora più utile di quello che cercavamo (Roberto Calasso, Come ordinare una biblioteca).

La biblioteca concepita da Aby Warburg non segue apparentemente alcun criterio logico, né le classificazioni standard in uso presso le altre biblioteche: l’obiettivo è infatti quello di suggerire connessioni latenti fra le opere e i saperi, secondo una prospettiva originalissima orientata alla serendipità. La correlazione di un’informazione con un’altra informazione è in grado di generare nuova informazione, e quindi conoscenza.

Anche le linee guida elaborate da Ranganathan sono pensate per favorire la vicinanza di opere di argomento affine. All’immediata destra e all’immediata sinistra di un libro di nostro interesse troveremo libri strettamente correlati a questo (Umbra); man mano che procediamo verso destra e verso sinistra, allontanandoci dal nostro volume, troveremo libri correlati in modo via via più debole (Penombra); fino all’estrema periferia in cui l’affinità tenderà a zero (Aliena).

Per Ranganathan l’ordine conveniente fa sì che risorse affini vengano a trovarsi vicine, secondo un modello detto APUPA (acronimo di Aliena Penombra Umbra Penombra Aliena).

Luca Giusti, Matematica, cibernetica e il pattern APUPA di Ranganathan

Un test per l’ordinamento conveniente

Una volta composta la nostra lista, per capire se funziona, possiamo fare una sorta di prova del nove. Come? Utilizzando proprio il principio dell’ordinamento conveniente (helpful sequence) e la regola del buon vicino. Così, possiamo domandarci:

  1. la lista (menu, indice, catalogo ecc.) segue un ordine funzionale agli obiettivi? Il criterio generale con cui si succedono i suoi elementi è intelligibile al pubblico, è utile ai suoi obiettivi?
  2. gli elementi che vengono a trovarsi vicini nella lista sono fra loro affini, c’è fra loro un nesso?
  3. l’ordinamento generale e le relazioni fra gli elementi vicini rendono possibili letture “nuove”, serendipitose?

Nella misura in cui aiuta a scorgere nessi nuovi, ogni forma di classificazione è in effetti anche una forma di innovazione.

Qualche esempio

La mostra su Dante a Perugia

Dante a Porta Sole. Dai manoscritti a Dante pop è la mostra che Perugia ha dedicato a Dante nel 700° anniversario della morte. In realtà la mostra va al contrario: si parte dal Dante pop, Dante nei fumetti e nei manga, per arrivare ai manoscritti. Dall’oggi allo ieri.

La scelta di partire da Dante nella contemporaneità, il Dante pop, è funzionale all’obiettivo e alla chiave interpretativa generale della mostra: esaltare la modernità di Dante, presentarci il Poeta e la sua opera non come un fatto del passato ma come un fatto attuale, che ha plasmato e continua a plasmare la nostra cultura. Una scelta coraggiosa, in controtendenza con tanta scuola e tanta manualistica che fa percepire autori e opere come lontani, polverosi, astrusi, e non aiuta certo ad amare la letteratura.

Il Vietnam Veterans Memorial

In alcuni casi si possono usare più criteri in contemporanea, fra quelli suggeriti da Ranganathan, se questo aiuta a soddisfare bisogni diversi. Il Vietnam Veterans Memorial adotta questo doppio sistema: lungo il muro del memoriale i nomi dei caduti sono elencati per data di morte, mentre a parte è disponibile anche un elenco alfabetico per cognome per coloro che avessero difficoltà a individuare una persona attraverso la data.

La disposizione dei nomi per alfabeto avrebbe trasformato il memoriale in un immenso elenco telefonico su granito, depotenziando l’impatto emotivo del monumento. Il criterio cronologico, invece, crea una relazione significativa fra i nomi stessi (spesso commilitoni morti combattendo uno accanto all’altro), e fra i nomi e la storia (evidenzia come il numero delle vittime sia salito in modo esponenziale col protrarsi della guerra).

Come l’architettura dell’informazione plasma l’esperienza. La storia del Vietnam Veterans Memorial

Il catalogo di Don Giovanni

Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio

È la celebre aria del Don Giovanni di Mozart, in cui Leporello enuncia “il catalogo” di tutte le conquiste di Don Giovanni. Si tratta di una lista caotica, o perlomeno apparentemente tale; Umberto Eco la definirebbe una lista vertiginosa. L’eterogeneità della lista fa sì che il criterio di successione cambi nel corso della lista stessa, mantenendo però vicini gli elementi affini. Una tattica, questa, che funziona anche per il digitale, quando abbiamo elementi molto eterogenei fra loro, che non possiamo elencare seguendo un unico criterio.

V’han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V’han contesse, baronesse,
Marchesane, principesse.

In questa prima strofa l’elenco segue il criterio dello status sociale (crescente).

Nella bionda egli ha l’usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.

In questa strofa c’è una cesura logica rispetto alla precedente: qui il criterio è quello del colore dei capelli o dell’incarnato. Nella strofa successiva il criterio cambia ancora. (Il testo completo si può leggere nella Wikipedia).

Devo ad Angiolo Lisetto, amico e musicologo, l’esempio di Don Giovanni.