Classificare l’informazione: un riepilogo
Classificare non è solo organizzare: è dare senso a uno spazio e plasmare l'esperienza di chi lo esplora. Una panoramica dei principali schemi di classificazione, dalle liste alle faccette, con esempi concreti.
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Indice
Classificare è anzitutto creare una visione del mondo. Organizzare in un certo modo uno spazio informativo significa dare forma a quello spazio, attribuirgli un’identità e un senso. Significa modellare l’esperienza di chi lo abita. Così ogni forma di organizzazione-classificazione crea una visione del mondo, influenza la nostra percezione della realtà, e plasma inevitabilmente la nostra esperienza. Fra architettura dell’informazione e user experience c’è quindi un legame profondo: l’organizzazione logica e semantica di un ambiente è alla base di ogni experience design.
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Ecco quindi una panoramica dei principali schemi di classificazione dell’informazione e del loro funzionamento.
Liste
Le liste sono la prima e più elementare forma di organizzazione dell’informazione. Uno strumento utilizzato non solo nei settori professionali preposti all’organizzazione del sapere, ma uno strumento pratico che tutti adoperiamo quotidianamente. In fondo, anche le forme più complesse di classificazione come gli alberi non sono altro che liste di liste, liste annidate l’una dentro l’altra su più livelli.
La lista è una successione lineare di elementi situati tutti sullo stesso piano (la lista non ha livelli): l’unico modo che abbiamo per gestire una lista è agire sull’ordine in cui si succedono gli elementi che ne fanno parte; quest’ordine determina anche la vicinanza fra gli elementi (cosa sta vicino a cosa).
Esempi di lista sono la lista delle cose da fare, la lista della spesa, la lista di nozze; i menu, i risultati di una ricerca, le directory: la nostra quotidianità pullula di liste.
- Ordinare una lista – Peculiarità della lista e criteri di ordinamento: la regola del buon vicino e l’ordinamento “conveniente”
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Alberi
Gli alberi sono sistemi di organizzazione formati da termini disposti secondo un albero gerarchico: vale a dire un insieme di classi che si ramificano progressivamente a partire da una classe principale (la cosiddetta radice dell’albero). Si ottengono scomponendo un concetto generale (la classe principale) in concetti (classi) via via più specifici. In questo modo tutti i membri di ciascuna classe sono caratterizzati da uno stesso insieme di proprietà condivise; queste proprietà si restringono man mano che si scende verso il basso dell’albero (i rami) e aumentano man mano che si sale verso l’alto (la radice), così che le classi più generali possiedono tutte le proprietà delle relative sotto-classi.
Rispetto alle liste, che sono entità monodimensionali, gli alberi introducono un’ulteriore dimensione. Nelle liste si può agire unicamente sulla successione degli elementi, cosa viene prima e cosa dopo; gli alberi invece permettono di collocare gli elementi su più livelli: in fondo, gli alberi sono liste annidate una dentro l’altra.
Esempi di alberi sono il sistema di Linneo (tuttora usato in scienze naturali per classificare gli esseri viventi), la classificazione decimale Dewey (usata in gran parte delle biblioteche europee), i siti web di molte case automobilistiche (come ad es. Volvo).
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Poligerarchie
Le poligerarchie sono alberi in cui alcune classi hanno più di un padre; vale a dire che alcuni elementi appartengono contemporaneamente a più di una classe. Le poligerarchie correggono l’eccesso di rigidità degli alberi, dove ogni classe può avere soltanto un padre (ciascun elemento della collezione può appartenere a una e una sola classe).
Le poligerarchie sono utili quando si devono soddisfare modelli mentali diversi, che inducono le persone a cercare una stessa risorsa in classi diverse. In questi casi, pur mantenendo un impianto sostanzialmente ad albero, si possono risolvere i casi ambigui collocando l’elemento in più di una classe. Le poligerarchie consentono quindi una maggiore elasticità rispetto agli alberi: per questo tendono a essere più molto diffuse di quanto non sembri. Nel web è più facile trovare esempi di poligerarchie che di alberi puri.
Esempi di poligerarchia sono l’App Store di Mac OS e iOS e Google Play (dove una stessa app può figurare in più di una categoria), il Tesaurus Italiano Infanzia e Adolescenza. Molti negozi e quasi tutti i supermercati: questi duplicano frequentemente alcuni prodotti, collocandoli in più di un settore. All’ingresso o nelle testate delle corsie, ad esempio, vengono esposti i prodotti in evidenza o in offerta; ma gli stessi prodotti sono lasciati anche nella loro collocazione abituale nei relativi scaffali.
- Poligerarchie. Cosa sono e quando usarle per migliorare la trovabilità – tutto sul funzionamento delle poligerarchie
- Thesaurus italiano Infanzia e Adolescenza – il primo livello del Thesaurus italiano Infanzia e Adolescenza è poligerarchico
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Faccette
Le faccette comportano un cambiamento di prospettiva radicale rispetto agli altri sistemi. Alberi e poligerarchie considerano l’elemento da classificare nella sua interezza, e come tale lo collocano in una classe che funziona come un contenitore: l’elemento è contenuto o non è contenuto in quella classe-contenitore. Le faccette viceversa non considerano l’elemento da classificare come un tutt’uno indivisibile, ma lo scompongono in proprietà o aspetti, e trattano ciascuna di queste proprietà in maniera indipendente. Le proprietà-faccette vengono poi ricomposte dall’utente al momento dell’interrogazione del sistema: in un sistema a faccette le classi sono generate on the fly attraverso la combinazione delle faccette stesse.
Così ad esempio una bottiglia di Sagrantino può essere scomposta nelle faccette:
- colore: rosso
- uva: sagrantino
- denominazione: docg
- anno: 2021
- eccetera.
In un sistema di questo tipo, i percorsi per raggiungere uno stesso elemento sono molteplici (tanti quanti le faccette impiegate); ciò rende la classificazione a faccette particolarmente flessibile e capace di soddisfare molteplici modelli mentali. Nel caso delle faccette la sfida maggiore è quali proprietà scegliere come faccette; fra tutte quelle possibili, quali proprietà eleggere a faccette e quali lasciare fuori. Questo ce lo può dire solo il contesto in cui quella classificazione si situa e la ricerca con le persone.
Esempi di classificazione a faccette sono la maggioranza degli e-commerce (come Wine.com o Tannico), molte banche dati bibliografiche o documentali come PubMed o l’archivio multimediale del Piccolo Teatro di Milano.
- La classificazione a faccette. Cos’è e come funziona – una panoramica della classificazione a faccette
- Come costruire una classificazione a faccette: schemi e linee guida – come progettare concretamente un sistema a faccette
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Schemi misti
Gli schemi misti combinano sono un mix di alberi o poligerarchie e faccette. Di solito gli alberi o le poligerarchie sono adottati nei primi livelli del sistema, le faccette in quelli più profondi. Questa soluzione guida inizialmente la scelta verso sezioni relativamente ampie, dando successivamente la possibilità di raffinare le risorse attraverso le faccette.
Nella maggioranza dei casi questa scelta è dettata dal fatto che il sito o la app contengono un catalogo molto ampio e molto eterogeneo. Così, questi siti adottano uno schema gerarchico per i primi livelli di navigazione, e introducono le faccette solo quando il sottoinsieme selezionato è caratterizzato da item omogenei fra loro. (Un prerequisito per adottare le faccette, infatti, è che il catalogo sia composto da item omogenei fra loro: diversamente sarebbe impossibile trovare proprietà comuni ai vari elementi).
Esempi di schemi misti sono la gran parte degli e-commerce che vendono prodotti molto eterogenei fra loro come Amazon, eBay, Mediaworld, Coursera.
- Thesaurus italiano Infanzia e Adolescenza – esempio di classificazione mista, poligerarchica al primo livello, a faccette al secondo
- Architettura dell’informazione e trovabilità nell’iPod – anche se appartiene al passato, l’iPod è un ottimo esempio di classificazione mista