Classificare Bach. Cosa possiamo imparare dal catalogo delle opere di Bach

Cronologico o per genere? Il catalogo delle opere di Bach può insegnarci molto sui criteri da seguire per classificare, anche nella nostra quotidianità: dai file, ai libri, al materiale dei progetti.

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Indice

La pagina finale dell’arte della fuga (incompiuta) in cui compare la “firma” di Bach: la sequenza di note Si bemolle, La, Do, Si, corrispondenti nella notazione tedesca alle lettere B, A, C, H.

Cronologico o per genere?

Cronologico? No, per genere. Il catalogo delle oltre 1000 opere di Bach non segue un ordine cronologico, ma procede per genere. Diversamente da altri cataloghi musicali, come quello delle opere di Mozart o Haydn.

L’ordinamento cronologico, che sembrerebbe il più ovvio per le opere di un compositore, va incontro nel caso di Bach a molti problemi. I più spinosi sono: la difficoltà di determinare la datazione di molte opere; l’abitudine di Bach di rimaneggiare composizioni precedenti e riutilizzarle per composizioni nuove. Ciò renderebbe poco significativo l’ordine cronologico: questo raggrupperebbe opere che in effetti non avrebbero grande affinità dal punto di vista musicologico.

Ecco perché nel catalogo delle opere di Bach, redatto da Wolfgang Schmieder tra il 1946 e il 1950, la numerazione progressiva non indica l’anno di composizione ma il tipo di opera: composizioni vocali, per organo ecc.

Un altro caso celebre in cui il criterio di organizzazione più ovvio si rivelò il meno significativo è il Vietnam Veterans Memorial.

Queste sono le categorie principali del catalogo delle opere di Bach (in tedesco, Bach Werke Verzeichnis – BWV).

#GenereNumerazione
1Composizioni vocali (cantate, oratori e passioni, ecc.)BWV 1-524
2Composizioni per organo BWV 525-771
3Composizioni per clavicembaloBWV 772-994
4Musica da cameraBWV 995-1040
5Composizioni per orchestraBWV 1041-1071
6Composizioni contrappuntisticheBWV 1072-1080
7Aggiunte recentiBWV 1081-1128
8Appendice: opere di dubbia attribuzione o perduteBWV Anh. 1-212

Ogni classe prevede al suo interno sottocategorie più specifiche: così la categoria Composizioni vocali si suddivide al suo interno in Cantate sacre, Cantate profane, Passioni ecc. BWV 244 corrisponde ad esempio alla Passione secondo Matteo.

Criteri e ordine conveniente

Il genere musicale è il criterio in base al quale sono ricavate le categorie principali del catalogo bachiano.

La numerosità è invece il criterio usato per elencare le categorie, come si vede dai numeri BWV 1 e seguenti. Sono cioè elencate prima le categorie che contengono più opere: le composizioni vocali comprendono 524 opere; quelle per organo 247, e così via a scendere.

Questa impostazione richiama principi della biblioteconomia e dell’architettura dell’informazione. L’esperto di classificazione Ranganathan indica la garanzia bibliografica (numero di elementi contenuti in ogni categoria) fra i criteri da seguire per ordinare le classi di una tassonomia. Ma più in generale Ranganathan ricorda che la sequenza degli elementi di una classificazione dovrebbe essere utile agli obiettivi dei destinatari.

Il catalogo delle opere di Bach è destinato soprattutto a musicisti e studiosi, serve a identificare in modo univoco e standard le oltre mille composizioni di Bach: i criteri scelti per organizzarlo permettono subito di individuare il genere di un’opera, capire qual è il genere più rappresentato, e cogliere le cor-relazioni o affinità fra le opere stesse.

Riuso e contenuti strutturati: architetture nuove con elementi vecchi

La classificazione per genere va incontro a un’altra peculiarità dell’opera di Bach: il riuso. Il riuso di composizioni precedenti per creare composizioni nuove è un procedimento molto frequente in Bach. All’epoca di Bach il rimpasto era un procedimento consueto e legittimo, non scandalizzava il pubblico, anzi ne rispecchiava perfettamente il gusto. Una classificazione cronologica farebbe perdere questa relazione fra opere che, anche se lontane nel tempo, contengono elementi comuni. Mentre la classificazione per genere aiuta a cogliere maggiormente questo aspetto.

Siamo stati abituati ad intendere il capolavoro come un opus conclusum, concepito da capo a fondo sviluppando un’idea originale ed irripetibile, non intercambiabile, non flessibile. In realtà, in Bach il capolavoro si presenta quasi sempre come un reticolato prezioso di diversi linguaggi, di pagine allestite in tempi diversi e per occasioni di segno opposto ma ripresentate secondo un piano organico ed unitario. L’originalità dell’opera non sta nel suo essere un prodotto “inedito”, bensì nella sua corrispondenza ad un principio costruttivo, ad una regola che potevano prevalere sulla stessa inventio (Alberto Basso, Frau Musika, vol. 2, pp. 239-240).

La dispositio, la combinazione di elementi già dati, prevale sull’inventio, sulla creazione di elementi nuovi. Il riuso di composizioni preesistenti come materiale per produrre composizioni nuove crea un altro ponte con l’architettura dell’informazione e il content design: il contenuto strutturato. Ossia un contenuto progettato e costruito usando blocchi informativi elementari, che possono essere smontati e rimontati in modo flessibile, e distribuiti su più dispositivi.

Tutte le grandi architetture bachiane come le Variazioni Goldberg, l’Offerta musicale, L’arte della fuga sono costruzioni complesse concepite a partire da pochi elementi base, montati, smontati e rimontati in modi sempre nuovi.

La natura “modulare” delle opere di Bach.