Home > Blog > Guida all’architettura dell’informazione

Guida all’architettura dell’informazione

Cosa significa fare architettura dell’informazione oggi: a quali problemi risponde, quali metodi utilizza per progettare intorno ai bisogni delle persone, dove si può imparare.

Indice

  1. Perché. A quali problemi risponde l’architettura dell’informazione
  2. Cosa. Cos’è l’architettura dell’informazione
  3. Come. Strumenti e metodi
  4. Dove si impara
  5. Bibliografia essenziale

* * *

Non è facile dare una definizione univoca dell’architettura dell’informazione: più che di una disciplina si tratta infatti di un territorio di confine fra molteplici saperi. Se fosse un animale sarebbe un ornitorinco, quello strano puzzle di altri animali che per quasi un secolo ha messo in crisi etologi di tutto il mondo che non sapevano come classificarlo. Per questo, prima del cosa, vorrei parlare del perché, cioè dei problemi a cui l’architettura dell’informazione cerca di rispondere.

Perché. A quali problemi risponde l’architettura dell’informazione

Siamo una società informazione-dipendente. Non solo pervasa dall’informazione, ma incapace di sopravvivere senza l’informazione. Il filosofo dell’informazione Luciano Floridi ha scritto che oggi viviamo nell’iperstoria, perché la nostra società non solo è contraddistinta da una sovrabbondanza d’informazione ma è dipendente dall’informazione stessa. Almeno il 70% del prodotto interno lordo delle società più industrializzate è legato a beni intangibili basati sull’informazione, anziché a beni tangibili derivanti dall’agricoltura o dall’industria manifatturiera.

In questo scenario, assistiamo da un lato a una proliferazione d’informazione senza precedenti, dall’altro a un consumo sempre più frammentato e ubiquo di questa informazione stessa. Al sovraccarico informativo si è accompagnata nel tempo anche una moltiplicazione dei canali e dei dispositivi, che fa sì che l’informazione si disperda attraverso mille rivoli.

Le nostre esperienze sono infatti sempre più omnicanali: i diversi canali e dispositivi sono usati spesso in simultanea o in rapida successione per portare a termine un servizio o una transazione. Non sono più alternativi l’uno all’altro (o questo o quello), ma complementari (questo e quello): l’azione iniziata su un dispositivo prosegue in un altro; a volte è distribuita fra l’uno e l’altro. Questa è contemporaneamente una ricchezza e un limite: la parcellizzazione porta con sé il rischio della frammentazione, della predita del contesto e quindi del senso.

L’antidoto alla frammentazione sono le relazioni. Il ruolo dell’architettura dell’informazione è creare relazioni capaci di ricucire assieme i frammenti d’informazione (prodotti, servizi, esperienze), per restituire loro un contesto, una storia, un senso. Le relazioni sono i legami che danno significato a un insieme di elementi isolati, che trasformano un insieme più o meno disseminato in un sistema. L’informazione in quanto tale si è ormai trasformata in una commodity, una materia prima. Ciò che aggiunge valore all’informazione è la (cor)relazione con altre informazioni, relazione in grado di collocare il frammento in un quadro più ampio, capace di fornire senso.

Per approfondire

  1. The Problems That Information Architecture Addresses – Il primo capitolo del libro Information Architecture (4 edizione) spiega molto bene il ruolo dell’architettura dell’informazione nella società attuale
  2. Perché. Ovvero a quali problemi risponde l’architettura dell’informazione – A quali domande risponde l’architettura dell’informazione.

Cosa. Cos’è l’architettura dell’informazione

L’architettura dell’informazione è creazione di senso. Preserva l’integrità di un ecosistema informativo, controbilanciando le forze centrifughe che tendono a disgregarlo. Fa sì che il senso si mantenga integro anche quando ci spostiamo da un canale o dispositivo a un altro nell’ambito di un servizio o di un’esperienza omnicanale.

Come lo fa? Creando relazioni. Più in dettaglio, possiamo dire che l’architettura dell’informazione progetta essenzialmente relazioni: mette cioè in relazione fra loro molteplici elementi (informativi) per dare loro un senso, o per far sì che non lo perdano. Un senso che ciascun elemento, preso singolarmente, non avrebbe e che neppure la loro somma possiede. L’architettura dell’informazione ha quindi a che fare con sistemi complessi, più precisamente con ecosistemi.

Oggi siamo ciò che connettiamo – scrive Federico Badaloni. Le relazioni fra gli elementi contano più degli elementi stessi. Possiamo comprendere meglio quale valore abbiano oggi queste relazioni se guardiamo a un altro fenomeno tipico di questi anni: la servitization. La servitization è la capacità di un’organizzazione di innovare e creare valore aggiunto attraverso il passaggio dalla vendita di prodotti alla vendita di un sistema di prodotti e servizi.

Così Netflix non offre semplicemente un servizio di streaming video, ma una nuova esperienza di visione attraverso un sofisticato meccanismo di correlazione e personalizzazione, che suggerisce in automatico nuovi film da vedere sulla base di quelli già visti. Lo stesso fa Spotify con la musica. Questo è reso possibile da una raffinata architettura informativa soggiacente, che funge da motore di correlazione fra i film o i brani. Anche nel mondo dei media più in generale accade qualcosa di simile. Pensiamo ai fumetti, alle serie tv, ai libri e ai fenomeni di serializzazione e di convergenza che portano ognuno di questi generi a ibridarsi con gli altri generando veri e propri ecosistemi narrativi.

Per approfondire

Come. Strumenti e metodi

Metodi generativi: progettare l’architettura dell’informazione con le persone

Sono metodi che attraverso il coinvolgimento delle persone servono a orientare le scelte di design nelle prime fasi del progetto, quando ancora si è prodotto poco o nulla.

Card sorting

È un metodo per far emergere i modelli mentali delle persone. Ai partecipanti viene chiesto di raggruppare per affinità una serie di cartoncini su cui sono riportate le etichette degli elementi che si vogliono classificare.

Free listing e valutazione d’importanza

Il card sorting presuppone che i contenuti da organizzare siano già definiti. In caso contrario possiamo utilizzare il free listing: questo metodo invita i partecipanti a indicare quali elementi si aspettano di trovare in un determinato ambiente (sito web, app ecc.).

Successivamente possiamo sottoporre i risultati del free listing a una valutazione d’importanza, specie se i risultati sono molto numerosi.

La classificazione fatta dai cittadini: il caso Trentinosociale.it – storia di un progetto che ha visto l’impiego di free listing, valutazione d’importanza, card sorting.

Metodi di valutazione: testare l’architettura dell’informazione con le persone

Sono metodi che attraverso il coinvolgimento delle persone servono a testare architetture informative già elaborate, in parte o del tutto.

Tree testing

È un test di trovabilità, che seve a valutare la capacità delle persone di trovare un elemento all’interno dell’albero del sito. Ai partecipanti viene chiesto di localizzare un’informazione navigando un menu testuale che rispecchia l’architettura del sistema. Proprio perché l’obiettivo è valutare l’architettura informativa, il test avviene attraverso un menu nudo, senza nessun altro elemento di interfaccia.

Test di usabilità

Anche i test di usabilità possono essere impiegati per valutare l’architettura informativa. Formulando i compiti in modo opportuno, il test di usabilità può aiutarci a valutare orientamento, trovabilità, comprensione. Questo tipo di test avviene su wireframe o prototipi più o meno definiti, e è quindi un necessario complemento al tree testing che avviene invece solo sull’architettura.

Il metodo che consiglio per questo tipo di test, almeno per quelli di routine, è quello semplificato proposto da Steve Krug. In Italia, un metodo simile è stato messo a punto dal Gruppo di Lavoro per l’Usabilità (GLU) coordinato da Simone Borsci e Maurizio Boscarol.

Dove si impara

Corsi di laurea magistrale

In Italia non esistono corsi di laurea specificamente dedicati all’architettura dell’informazione, diversamente da quanto avviene in altri paesi. Ma questo non è necessariamente un male, dato che l’architettura dell’informazione non è una disciplina ma un sapere-ponte situato all’intersezione di altri saperi vecchi e nuovi.

  1. Human-Computer Interaction – Università di Trento
  2. Informatica umanistica – Università di Pisa
  3. Teoria e Tecnologia della Comunicazione – Università di Milano Bicocca
  4. Product-Service System Design – Politecnico di Milano (service design, user experience design e architettura dell’informazione hanno molti punti di contatto)
  5. Visual and Innovation Design – Rome University of Fine Arts.

Master e corsi per professionisti

Conferenze e workshop

Architecta, l’associazione italiana degli architetti dell’informazione, organizza o patrocina varie iniziative di formazione, incontro e aggiornamento fra cui:

Bibliografia essenziale

Libri

Information Architecture For the Web and Beyond

Rosenfeld L., Morville P., Arango J., Information Architecture: For the Web and Beyond.
La nuova edizione, alleggerita e aggiornata, è la sintesi migliore sull’architettura dell’informazione. Online si possono leggere i capitoli 1. The Problems That Information Architecture Addresses e il 5. Design for Understanding.

 

Pervasive Information Architecture

Resmini A., Rosati L., Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences.
Il libro enfatizza la natura pervasiva dell’architettura dell’informazione (oltre il web), e propone una serie di principi per progettare ecosistemi o esperienze che abbracciano molteplici canali e dispositivi.

 

Le leggi della semplicità

Maeda J., Le leggi della semplicità.
C’è più in questo libretto supertascabile di poco più di 100 pagine che in tanti volumoni. È un libro sul design e sulla semplicità, che affronta temi cruciali per l’architettura dell’informazione. Il sito del libro è The laws of simplicity.

Per quanto riguarda i metodi, rimando alla sezione Come. Strumenti e metodi.

Riviste

  • Trovabile – rivista specificamente dedicata all’architettura dell’informazione, contiene molti case study
  • NN Group – il sito del Nielsen Norman Group pubblica molti articoli sul tema
  • UX Matters – rivista sulle varie facce della user experience, dedica molto spazio anche all’architettura dell’informazione.

* * *

Ho dimenticato corsi o risorse importanti? Scrivimi: luca at lucarosati.it.

* * *