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Guida all’architettura dell’informazione

Cosa significa fare architettura dell’informazione oggi, a quali domande risponde, quali metodi impiega per progettare intorno ai bisogni delle persone, dove si può imparare.

Indice

  1. Perché. A quali domande risponde l’architettura dell’informazione
  2. Cos’è l’architettura dell’informazione
  3. Come. Strumenti e metodi
  4. Dove si impara
  5. Bibliografia essenziale

Non è facile dare una definizione univoca dell’architettura dell’informazione: più che di una disciplina si tratta infatti di un territorio di confine fra molteplici saperi. Se fosse un animale sarebbe un ornitorinco, quello strano puzzle di altri animali che per quasi un secolo ha messo in crisi etologi di tutto il mondo che non sapevano come classificarlo. Per questo, prima del cosa, vorrei parlare del perché, cioè dei problemi a cui l’architettura dell’informazione cerca di rispondere.


Perché. A quali domande risponde l’architettura dell’informazione

Una società informazione-dipendente

Siamo una società informazione-dipendente. Non solo pervasa dall’informazione, ma incapace di sopravvivere senza l’informazione. Il filosofo dell’informazione Luciano Floridi ha scritto che oggi viviamo nell’iperstoria, perché la nostra società non solo è contraddistinta da una sovrabbondanza d’informazione ma è dipendente dall’informazione stessa. Almeno il 70% del prodotto interno lordo delle società più industrializzate è legato a beni intangibili basati sull’informazione, anziché a beni tangibili derivanti dall’agricoltura o dall’industria manifatturiera.

In questo scenario, assistiamo da un lato a una proliferazione d’informazione senza precedenti, dall’altro a un consumo sempre più frammentato e ubiquo di questa informazione stessa. Al sovraccarico informativo si è accompagnata nel tempo anche una moltiplicazione dei canali e dei dispositivi, che fa sì che l’informazione si disperda in mille rivoli.

Onlife

I confini tra fisico e digitale si sono ormai dissolti; nel nostro quotidiano transitiamo continuamente dal fisico al digitale, da un ambiente all’altro, usando spesso più dispositivi contemporaneamente. Questo “spazi” non sono più alternativi l’uno all’altro (o questo o quello), ma complementari (questo e quello): l’azione iniziata su un dispositivo prosegue in un altro. Luciano Floridi ha definito questo scenario col neologismo “onlife“. Tale scenario che è contemporaneamente una ricchezza e un limite: la parcellizzazione porta con sé il rischio della frammentazione, della perdita del contesto e quindi del senso.

L’antidoto alla frammentazione sono le relazioni. Il ruolo dell’architettura dell’informazione è creare relazioni capaci di tenere assieme i frammenti d’informazione (prodotti, servizi, esperienze), per mantenere integro il contesto e il senso. Le relazioni sono i legami che danno significato a un insieme di elementi isolati, che trasformano un insieme più o meno disseminato in un sistema. L’informazione in quanto tale si è ormai trasformata in una commodity, una materia prima. Ciò che aggiunge valore all’informazione è la (cor)relazione con altre informazioni, relazione in grado di collocare il frammento in un quadro più ampio, capace di fornire senso.

Per approfondire

The Problems That Information Architecture Addresses – Il primo capitolo del libro Information Architecture (4 edizione) spiega molto bene il ruolo dell’architettura dell’informazione nella società attuale.


Cos’è l’architettura dell’informazione

L’architettura dell’informazione riguarda l’organizzazione e la semplificazione delle informazioni, la progettazione e l’integrazione di spazi o sistemi d’informazione; riguarda la progettazione dei modi con cui le persone possono trovare, comprendere, scambiare e gestire l’informazione. Gli architetti dell’informazione non si limitano a progettare singoli spazi informativi (siti web, software, applicazioni…), ma anche ecosistemi informativi che integrano media e canali eterogenei.

Questa è la definizione che Wei Ding e Xia Lin danno nel libro, Information Architecture: The Design and Integration of Information Spaces. È una definizione sintetica, semplice, e soprattutto estesa – cioè non circoscritta al digitale. Ed è quella che preferisco.

Little IA vs Big IA

In realtà, dare una definizione univoca dell’architettura dell’informazione non è affatto facile, perché si tratta di un sapere sorto all’incrocio di più discipline. Esistono quindi molteplici definizioni. Che tendono tuttavia a polarizzarsi verso due orientamenti principali: uno più “ristretto” e uno più “sistemico”. Quello ristretto tende a legare l’architettura dell’informazione alla progettazione di artefatti digitali (siti web, applicazioni ecc.). Quello sistemico, all’opposto, enfatizza la trasversalità dell’architettura dell’informazione, il suo ruolo di collante tra media e canali eterogenei. A questa dialettica ci si riferisce spesso con la formula Little IA vs Big IA. La definizione che ho riportato all’inizio propende chiaramente verso la “big IA”.

In questa accezione, allora, l’architettura dell’informazione è anzitutto creazione di senso (sensemaking). Preserva l’integrità di un ecosistema informativo, fa sì che il senso si mantenga integro anche quando ci spostiamo da un ambiente o dispositivo a un altro.

Il valore delle relazioni

In altre parole, possiamo dire che l’architettura dell’informazione progetta essenzialmente relazioni: mette cioè in relazione fra loro molteplici elementi (informativi) per dare loro un senso, o per far sì che non lo perdano. Un senso che ciascun elemento, preso singolarmente, non avrebbe e che neppure la loro somma possiede. L’architettura dell’informazione ha quindi a che fare con sistemi complessi, più precisamente con ecosistemi.

Oggi siamo ciò che connettiamo – scrive Federico Badaloni. Le relazioni fra gli elementi contano più degli elementi stessi. Possiamo comprendere meglio quale valore abbiano oggi queste relazioni se guardiamo a un altro fenomeno tipico di questi anni: la servitization. La servitization è la capacità di un’organizzazione di innovare e creare valore aggiunto attraverso il passaggio dalla vendita di prodotti alla vendita di un sistema di prodotti e servizi.

Così Netflix non offre semplicemente un servizio di streaming video, ma una nuova esperienza di visione attraverso un sofisticato meccanismo di correlazione e personalizzazione, che suggerisce in automatico nuovi film da vedere sulla base di quelli già visti. Lo stesso fa Spotify con la musica. Questo è reso possibile da una raffinata architettura informativa soggiacente, che funge da motore di correlazione fra i film o i brani. Anche nel mondo dei media più in generale accade qualcosa di simile. Pensiamo ai fumetti, alle serie tv, ai libri e ai fenomeni di serializzazione e di convergenza che portano ognuno di questi generi a ibridarsi con gli altri generando veri e propri ecosistemi narrativi.

Per approfondire

Il valore delle relazioni nell’ecosistema dell’informazione: Correlazione come costruzione di senso. Relazioni, ecosistemi, piattaforme.


Come. Strumenti e metodi dell’architetto dell’informazione

Metodi generativi: progettare l’architettura dell’informazione con le persone

Sono metodi che attraverso il coinvolgimento delle persone servono a orientare le scelte di design nelle prime fasi del progetto, quando ancora si è prodotto poco o nulla.

Card sorting

È un metodo per far emergere i modelli mentali delle persone. Ai partecipanti viene chiesto di raggruppare per affinità una serie di cartoncini su cui sono riportate le etichette degli elementi che si vogliono classificare.

Free listing e valutazione d’importanza

Il card sorting presuppone che i contenuti da organizzare siano già definiti. In caso contrario possiamo utilizzare il free listing: questo metodo invita i partecipanti a indicare quali elementi si aspettano di trovare in un determinato ambiente (sito web, app ecc.).

Successivamente possiamo sottoporre i risultati del free listing a una valutazione d’importanza, specie se i risultati sono molto numerosi.

La classificazione fatta dai cittadini: il caso Trentinosociale.it – storia di un progetto che ha visto l’impiego di free listing, valutazione d’importanza, card sorting.

Metodi di valutazione: testare l’architettura dell’informazione con le persone

Sono metodi che attraverso il coinvolgimento delle persone servono a testare architetture informative già elaborate, in parte o del tutto.

Tree testing

È un test di trovabilità, che seve a valutare la capacità delle persone di trovare un elemento all’interno dell’albero del sito. Ai partecipanti viene chiesto di localizzare un’informazione navigando un menu testuale che rispecchia l’architettura del sistema. Proprio perché l’obiettivo è valutare l’architettura informativa, il test avviene attraverso un menu nudo, senza nessun altro elemento di interfaccia.

Test di usabilità

Anche i test di usabilità possono essere impiegati per valutare l’architettura informativa. Formulando i compiti in modo opportuno, il test di usabilità può aiutarci a valutare orientamento, trovabilità, comprensione. Questo tipo di test avviene su wireframe o prototipi più o meno definiti, e è quindi un necessario complemento al tree testing che avviene invece solo sull’architettura.

Il metodo che consiglio per questo tipo di test, almeno per quelli di routine, è quello semplificato proposto da Steve Krug. In Italia, un metodo simile è stato messo a punto dal Gruppo di Lavoro per l’Usabilità (GLU) coordinato da Simone Borsci e Maurizio Boscarol.


Dove si impara: corsi di architettura dell’informazione

Corsi di laurea magistrale

In Italia non esistono corsi di laurea indirizzati specificamente a formare architetti dell’informazione, diversamente da quanto avviene in altri paesi. Ma questo non è necessariamente un male, dato che l’architettura dell’informazione non è una disciplina ma un sapere-ponte situato all’intersezione di altri saperi vecchi e nuovi.

  1. Human-Computer Interaction – Università di Trento
  2. Informatica umanistica – Università di Pisa
  3. Teoria e Tecnologia della Comunicazione – Università di Milano Bicocca
  4. Digital and Interaction Design, Politecnico di Milano
  5. Product-Service System Design – Politecnico di Milano (service design, user experience design e architettura dell’informazione hanno molti punti di contatto).

Master e corsi per professionisti

Conferenze e workshop

Architecta, l’associazione italiana degli architetti dell’informazione, organizza o patrocina varie iniziative di formazione, incontro e aggiornamento fra cui:


Bibliografia essenziale

Libri

Information Architecture For the Web and Beyond

Information Architecture: For the Web and Beyond. La nuova edizione, alleggerita e aggiornata, è la sintesi migliore sull’architettura dell’informazione. Online si possono leggere i capitoli 1. The Problems That Information Architecture Addresses e il 5. Design for Understanding.

Pervasive Information Architecture - Architettura dell'informazione pervasiva

Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences. Il libro enfatizza la natura pervasiva dell’architettura dell’informazione (oltre il web), e propone una serie di principi per progettare ecosistemi o esperienze che abbracciano molteplici canali e dispositivi.

Sense-making. Organizzare il mare dell'informazione

Sense-making. Organizzare il mare dell’informazione e creare valore con le persone. Un libro agile sui sistemi di organizzazione dell’informazione, i metodi di codesign per progettarli con le persone, i metodi per testarli con le persone.


Articolo pubblicato il 6 settembre 2019, aggiornato il 1 giugno 2020.