Architettura delle relazioni. Il mondo come informazione e relazione

Relazione, interazione, sistema di sistemi: il mondo raccontato da Rovelli in 'Sette brevi lezioni di fisica' fornisce una chiave di lettura anche per l'architettura dell'informazione e il design in genere.

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Il mondo come relazione

La trama del mondo non viene dagli oggetti, ma dalle relazioni fra gli oggetti (Carlo Rovelli).

Carlo Rovelli e l'architettura dell'informazione come relazione
Foto: Marco Tambara, Wikimedia Commons.

Pensare il mondo come un insieme di oggetti sembra funzionare sempre meno. Un oggetto esiste come nodo di un insieme di interazioni, di relazioni (Carlo Rovelli, Ogni cosa è informata).

Carlo Rovelli, fisico teorico e filosofo della scienza, è tra i fondatori della teoria della gravità quantistica a loop, e autore del bestseller internazionale Sette brevi lezioni di fisica. Questo primato delle relazioni sugli oggetti che Rovelli delinea per la fisica quantistica si applica altrettanto bene all’architettura dell’informazione e allo user experience design nella sua accezione più ampia.

Anche il filosofo dell’informazione Luciano Floridi parla per la società attuale di un “passaggio dal primato degli oggetti al primato delle interazioni, dei processi e delle reti” (The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era). Lo sfumare dei confini tra fisico e digitale e l’emergere di veri e propri ecosistemi fisico-digitali, l’economia dell’esperienza e l’economia delle piattaforme disegnano in effetti uno scenario in cui contano sempre più le relazioni. La relazione fra le entità è più importante delle entità stesse.

Dall’oggetto alle relazioni, insomma. Perché la moltiplicazione degli schermi e dei dispositivi rende il documento, la pagina, lo stesso sito web oggetti sempre più fluidi, legati a contesti mutevoli. Così, il design si sta spostando dal singolo oggetto all’ecosistema, che altro non è se non una relazione di oggetti. Progettare è oggi più che mai costruire relazioni. Architettura delle relazioni era il titolo del Summit italiano di architettura dell’informazione del 2014, il cui intento era proprio attrarre l’attenzione su questo cambiamento di prospettiva.

Omnicanalità e headless content management system

Ecco perché in uno scenario omnicanale di questo tipo si stanno affermando i cosiddetti headless CMS, content management system privi del layer di presentazione, concepiti per gestire contenuti da distribuire contemporaneamente su più dispositivi e canali.

Un CMS tradizionale consiste di tre parti:

  • un database per archiviare i contenuti
  • un back-end per gestire tali contenuti
  • un front-end per presentarli.

Un CMS headless elimina il livello di presentazione e possiede soltanto due componenti:

  • il database per archiviare i contenuti
  • il back-end per gestirli.

I contenuti possono quindi essere pubblicati su molteplici front-end (siti, app, dispositivi internet of things…), tramite API che consentono a sistemi di terze parti di dialogare col CMS.

Sette brevi lezioni di fisica

Il concetto del mondo come relazione torna con insistenza nel libro di Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica. Libro che riesce nell’impresa difficilissima di raccontare argomenti estremamente complessi con una scrittura essenziale, ridotta all’osso ma allo stesso tempo altamente emotiva. Ecco alcuni dei passaggi del libro che ho sottolineato.

È passato un secolo, e siamo allo stesso punto. Le equazioni della meccanica quantistica e le loro conseguenze vengono usate quotidianamente da fisici, ingegneri, chimici e biologi, nei campi più svariati. […] Eppure restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Che significa? Significa che la realtà essenziale di un sistema è indescrivibile? […] O significa, come a me sembra, che dobbiamo accettare l’idea che la realtà sia solo interazione? (Lezione 2. I quanti).

[…] il mondo sembra essere relazione, prima che oggetti. […] Come sparisce l’idea dello spazio continuo che contiene le cose, così sparisce anche l’idea di un «tempo» elementare e primitivo che scorre indipendentemente dalle cose. […] la danza della natura non si svolge al ritmo del bastone di un singolo direttore d’orchestra, di un singolo tempo: ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio (Lezione 5. Grani di spazio).

Siamo nodi di una rete di scambi […] del mondo che vediamo siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso […] Le cose del mondo interagiscono in continuazione l’una con l’altra, e nel fare ciò lo stato di ciascuna porta traccia dello stato delle altre con cui ha interagito: in questo senso esse si scambiano di continuo informazione le une sulle altre. L’informazione che un sistema fisico ha su un altro sistema (In chiusura: noi).

Se in questa cornice il pensiero sistemico (systems thinking) diventa centrale, allora anche le parole di Rovelli acquistano una portata molto più ampia, che dalla fisica sconfina verso il design, i media studies, l’epistemologia e la cultura in genere.